Bolero,
Immenso
quel saluto mattutino per ricordarmi che sei vero e
i tuoi ricordi futuri sono anche i miei, i miei son tuoi.
Ti aspetto e ti godo,
ti aspetto e ti godo come si aspettano e si godono i processi naturali: la notte, il giorno
e mi manchi come la vita intera, come qualcosa che guarda Futuro.
Corri a mancarmi di pari passo al Senso, alla Poesia.
Ti aspetto nella Vita intimamente rosa, come rosa per la Via.
E per i nostri lati forti, per le teorie di autoconservazione –che ci si difende per non permettere all’altro di entrare così forte e dentro-
quella volta ho sentivo sguazzarti nella mia anima, e così timida, così vergine
volevo un appartamento in mezzo al mondo,
per stare con te e se c’è Musica,
con Sogni
Voglie
Baci,
e tutto il mio mondo è accolto nel tuo.
Veramente ti vorrei per sole moltissime ore di sole, notte, sera e giorno.
Senza qualcuno che mi passi intorno,
..noi, un letto.
Mi basterebbe Cuscino così poggi la testa.
Perché ci metti un attimo la notte a riaprirmi il cuore,
a ricordarmi le lotte, le volte che ho pianto di gioia, quando mi hai detto per la prima volta ti amo, mi sembra che ho un attimo solo per dirti ancora.
Di come non riesco a comprendere come ogni volta che ti vedo, è tutto nuovo, di come non comprendo e solo sento cosa Grande e Realmente Immensa
Ti sento per tutti i tuoi lati anche per quel po’ di mistero e gotico, che tieni chiuso nella tua torre dentro
se per le tue braccia
e non ho più paura, sono tua.
un sogno di
Basileia soffiato nel vento alle maggio 30, 2009 13:52
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permalink mercoledì, maggio 27, 2009
un sogno di
Basileia soffiato nel vento alle maggio 27, 2009 21:18
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permalink giovedì, maggio 21, 2009
Bolero,
potrei amarti di un amore feroce, in un modo superveloce o superlento come la poesia, e la morbidezza, tanto per natura del potere dell’immaginazione, ti chiedo come vuoi immaginarmi per sempre? Come puoi immaginarti? Stanotte ho sorvolato paesaggi fantastici per il tuo amore reale, per infoltirlo della creazione e dello spirito. Perché il nostro amore è pieno d’estro. Il nostro primo incontro come il sentimento della gestazione di un grande progetto, il sentimento che racchiude una storia d’anime infinita, il nostro inizio lento, quella prima sera a ripasso col tempo e un tango. Dammi il tempo infinitamente lento, ho una clessidra d’oro. Mi balzi dentro con l’occhio della tua anima, e mi chiedi cosa voglio dirti se “il mio occhio è nella tua mente”, amore folle di poesia quanti attimi ancora da succhiare insieme a te, col loro sapore di infinito tocco, di infinito ora. Pura follia, distese incantate di serena immaginazione, con gli occhi sensibili al caos. E non mi dire che quanto tengo a una cosa non so starne zitta, non mi dire che sono ridondante, lasciati andare almeno tu alle mie vibrazioni, lasciati cullare dal mio senso, dal mio sguardo, dalla nostra musica, dammi tu il tempo, superveloce o superlento, posso toccarti e sempre desiderarti. Che quella prima volta ho sentito riappropriarmi di quello che avevo perso, e forti alla gola dal basso e dall’alto provenivano slanci intensi e forti, orgasmi poetici, che mi eri vicino e mi ispiravi panico, tenerezza e mi cullavi già per le nostre alcove future. Al nostro primo bacio, ho visto noi già amarci, come lo facciamo più prontamente ora, evolviamoci ancora, evolviamoci sempre, in questo nostro immaginativo Futuro, in questo marasma di bozze tuffiamoci pazientemente e i tuoi occhi mi ridiventano limpidi, limpidi come non li ho mai né sentiti su di me, né visti. Limpidi e fulgidi di placida sensualità, sensi, sensi, sei tutti e tanti di questi sensi che scopri, e mi sveli lasciandoti andare, scivolandoci di speranza. Senti che ti voglio lentamente, in maniere assolute che vincono i nostri relativismi, che per un attimo si sommano, e mentre ti chiedo Poesia, tu mi copri gli occhi e in un abbraccio mi baci.

un sogno di
Basileia soffiato nel vento alle maggio 21, 2009 18:51
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permalink venerdì, maggio 15, 2009

“…
per quei giorni non rivolsi la parola a qualcuno, stavo male si, cercavo di capire e scrivevo silenziosamente, realizzavo che stavo cominciando ad assumere un rapporto con la mia famiglia da innamorata, e quella forse poteva essere una comune pausa di riflessione di una comune coppia qualunque. Ma probabilmente, mi accorsi poi, che non era così. Le pause di riflessione che sono come le triplette stop codificano messaggi di proto-abbandono, invece io leggevo quel periodo (per mia speranza)
più simile al momento“chiusura in bozzolo” dopo un litigio, che ad una pausa vera e propria. Non mi sono mai piaciute le pause, ho sempre avuto, soprattutto in gioventù, un principio di atteggiamento alla vita dinamico e futurista. Quella non era una pausa, il silenzio mi sembrava (dopo numerosi tentativi di strategia) l’unico mezzo per convivere lasciando ognuno alle sue preoccupazioni, alle sue evoluzioni, ai suoi tempi. Era forse possibile una dimensione in cui gli altri non erano “bersaglio da sfogo”, si lasciava il silenzio fare da tramite, per canali di riflessione e ricomposizione degli equilibri familiari, si lasciava il silenzio porre le distanze utili ad un abbandono sincero. Non ho mai pensato a quel silenzio come un capriccio a
cavare un torto, ma per suo potere, mi faceva diventare sempre più sola, sempre più evasiva e sognatrice, e sebbene il mancato controllo delle evoluzioni degli altri ci spaventava, ciò nonostante ho sempre conservato una fiducia nel Bene, sempre ho avuto rispetto delle eccellenti considerazioni lente: quel silenzio, in quel momento della mia vita, mi sembrava fosse sceso dall’alto…”
15 maggio 2029
Da “Memorie di una Bastiana qualunque”
un sogno di
Basileia soffiato nel vento alle maggio 15, 2009 12:16
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permalink mercoledì, maggio 13, 2009
Un bacio d’amore a queste plasticità relative, un decoro della materia reale.
[Questo che stai per leggere è un diario spirituale.]
Da molto non mi parlo così per dirmi “sogna”, per dirmi trova modi creatori in te stessa, senza aspettare che Ispirazione provenga dall’esterno, che Poesia è dentro e non solo nella dimensione di Lettura. Da tempo non mi fletto per riflessioni scritte di vita, nè di filosofia, di nostalgia e torpore. Nuoto nel continuum vitae con un anno in più, con le solite voglie non corrispondenti a Reale e la solita sete fitta di libertà e creatività, con la solita voglia di lasciare qualcosa di me, sparso nello spazio: uno scritto, un abbozzo, la gioia di poter donare qualcosa come artista e la sete di Lettera. Vent’anni e il desiderio di perdere corpo, e vanificare ogni relativismo per una lode profonda al creato, al Signore, ai nostri sensi, e alla libertà. La voglia di donarmi, di rispondere ad ogni mia responsabilità, di decidere di affondare negli altri una cosa bella, e l’inevitabilità degli errori, principio di evoluzione e mancanza. Vent’anni di colloquio con i piccoli fallimenti, e le dolci sconfitte alleviate con gusto fantastico e poetico. Vent’anni per chiedere scusa alla vita del male e dell’insoddisfazione che ho sparso, e per supplicare un continuo di bene e abbondanza di intelletto e fiducia, di speranza. Vent’anni e la conoscenza inebriante e candita dell’Amore, e l’amore Immenso per una persona al mondo, la voglia di colmare di ogni delizia incantata, di ogni verso che sia nelle mie possibilità, la voglia di tessere sogni di meravigliosa pace, pace che può esistere se la immaginiamo. Ho immaginato potesse esistere amore così: Amore commuovente, sincero e fragile, Noi che si culla e si grazia di ogni rametto di gioia, e di alloro, di gaia scienza, di passione. Vent’anni e un inchino alla vita che mi ha regalato il più bel sogno di Bene che potesse accordarmi, mi ha regalato un tratto di vita con una persona infinita. Grazie di avermi fatto conoscere l’amore, la sua potenza illimitata, che non può quasi contenere un cuore umano, che si espande dal cuore per vagare oltre, sconfitta dal reale e dal male, in una lotta continua. Grazie Signore di avermi fatto vivere un attimo di Immenso, donami la forza di poter credere di farcela sempre, di non arrendermi, di poter essere un punto creativo che va definendosi con gli altri nel Tutto, e prenditi la mia Vita, i miei pensieri poetici che tornano a Te, dei fiori per il tuo giardino incantato.

Buon compleanno,
Esistenza!
un sogno di
Basileia soffiato nel vento alle maggio 13, 2009 09:50
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permalink Bolero, martedì, aprile 14, 2009
la voglia che ho di essere la tua fragola dolce, maldestra e raffinata, fragile e selvaggia lascia spazio a potenze rare, per le nostre nuove strade dove ogni intenzione vola, vola via come un anelito profondo e lieve, arpeggiando tocchi e toni primaverili, sorvolando la fronte ad una valle devastata al colmo dell’attesa, alle porte del delirio estatico. E quando ti guardo gli occhi, mi sento dentro che manchi. Ti afferro intero in un abbraccio e in questa corsa dell’anima, pur apprezzando virgole e punti, sentendo i tuoi sorrisi e gemiti, assaggio insieme a te particolari plastici d’amore fatto per ricrearci, per ricreare mondo d’amore per le cose. Quando sento di richiamarti tra lo scoppio e lo svenimento, svanisco per fissarti fiera all’occhio della vita e del tempo. Per fissarti fiera vivere, imprevedibile, in quello spazio pieno che desidero: tu: tra quello che desidero. Per la tua natura eccezionale mi hai tratto nel percorso dell’amore, mostrandomi pace e flusso delle cose, raccogliendomi correre, sciolta nel respiro. Tutta l’attesa colma nel tuo sorriso, l’orgoglio della tua unicità, e la commozione nella tua scoperta. Tu che mi hai coperta interamente, conquistata, e a tratti domata, come una sfida che si sente sulla pelle e sotto. Mio unico verso e flutto: mio unico e primo flou. C’è chi dice sia normale la nostra storia e il nostro amore, c’è chi dice tu sia reale, io sia reale. C’è chi pensa non sia arte, non sia musica né magia. C’è chi dice sia normale, che l’amore sente come un gigante, che il primo amore è una flotta per tutti. Che non sia eccezionale per me, vederti in un primo paradiso da costruire insieme per il mondo, benedicendo i versi della nostra storia e donandoli al vento, e al tempo, come manifesto dell’amore, del giorno che bussa e verrà in Amore. Come sia fragile manifestare in versi il mio vagare verso te, in te. Con quali occhi oggi sentiamo Amore? Per i tuoi occhi che passano i colori dell’Anima, dell’anima che vorrebbe eccellere per descrivere l’eternità dipinta, al riparo dalle incongruenze e dai demoni, quando in mezzo agli altri salti tra i fiori e trasformi tutto in luce, quando mi proteggi e ti lasci amare con quelle morbide espressioni e tenerezze che assorbono lo spazio per trasformarlo in rosa. Mio primo amore, quando torno al mondo, dopo il nostro incontro e il distacco dal tempo, mi trovo ancora immersa, e legata a te. Eccoti di nuovo, viviamo per amare il mondo Bello insieme. L’anello che si crea coi soffioni dell’aria intorno permea l’intensità e ci richiama quando siamo soli, e siamo sedotti, e mi chiami donna e bimba, e mi saluti nuova quando sono a mezz’aria e sospesa, persa nel tuffo delle tue estensioni, nei tuoi illimitati amori. Illimitato amore, mio scrigno di gelosie! Compenetrati sentiamo altri mondi, bene e male, valanghe dal passato, presagi fioriti. In quel posto nostro, sentiamo casa nei cieli, sentiamo i sogni che abbiamo per noi, sentiamo lì i nostri sentimenti eccelsi, immortalati e appesi per l’eterno con le nostre sensazioni, quando lasciamo il corpo ci spogliamo della pelle sulla riva del mare ci immergiamo in noi, così teneramente…

un sogno di
Basileia soffiato nel vento alle aprile 14, 2009 16:18
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permalink martedì, aprile 07, 2009







corrieredellasera.it
Quello che poteva essere me,
col tono solenne
senza stelle pasquali
solo il panico e il dolore.
La secchezza dell'estrema
desolazione
in rumori grumosi
pascoli impolverati
macerie e lacerazioni
dell'anima
tutto intorno odori
di sconfinati desii
in frantumi precettuali
solitudini
pieni di infausta ragione
io non posso
io non posso più volare..
un sogno di
Basileia soffiato nel vento alle aprile 07, 2009 09:23
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permalink Laudi: Triomphe de l'amour mercoledì, marzo 25, 2009
Assisti un cuore poco aperto,
invalido d’amore santo
trasali in un tocco dentro e fuori
in mezzo, Immenso Amore.
Amore benedici amore,
che ha per tratti umani
smarrimento ed estasi,
all’amore che fuoriesce
da me
dà con l’acqua che ti
sgorga, naufragi d’estasi
privi di parole.
Vedo movimenti intorno a Dio
che si chiude e si spalanca
e cieli ovunque,
per le tue forme pure e salvifiche
salvaci.
Io vengo a dirti che sei santo
col tuo fluire da dentro
Amore degno
nel riverbero di pace.
Creatore di cuore
che ti giungano messe
e golfi d’immenso
a velate insenature.
Pubblicata inedita su scrivere.info

(2.photo.ru)
un sogno di
Basileia soffiato nel vento alle marzo 25, 2009 17:18
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permalink sabato, febbraio 28, 2009
In quale dimensione evapora la tua presenza
per quale tua Essenza hai dell’amore
le sensazioni adulte che sento fluire lungo la tua schiena
e immagino sopra la pelle
come piccole manifestazioni del Bene.
Di un Bene che insegni ad un cadavere
che perde corpo tra poesia e suono,
che acquista vita quando non sa che piacerti,
che parla a Dio con i tuoi umori
raccomandandogli la pelle per superare le diversità,
raccontandogli che mi aiuti
a non esistere, a sentirmi traversare.
Tu mi getti tra tutte le Cose.

Foto 2photo.ru
un sogno di
Basileia soffiato nel vento alle febbraio 28, 2009 09:47
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permalink Ostica venerdì, febbraio 20, 2009
Titubo nell'alta sensibilità,
ti guardo cigolare ansie,
ti guardo come uno sparviero
nel tuo tentativo di sferragliamento.
Aspetto che mi diano un nome
per le mie riservatezze implose,
dietro alle pratiche reali di materia.
Conto gli aspetti acidi ma non mi arrendo
al concreto, al razionale triste,
come ti portavo con me nell'astrattismo
delle immagini colorate,
come i nostri tocchi al reale, i gridolii
del violino della nostra amicizia.
Ti sei arresa alla noia e alla dolcezza
del tuo tempo immutevole e molle,
non c'è più spazio in te
per sbuffi buffi e per i miei affannati
getti di vapore.

Pubblicata in esclusiva per scrivere.info sezione "Amicizia"
(foto da 2photo.ru)
Sabatina
un sogno di
Basileia soffiato nel vento alle febbraio 20, 2009 10:31
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permalink giovedì, febbraio 12, 2009
Nelle pose che prendi dei discorsi
io scopro una coperta turgida,
quella stessa di mia madre,
e di chi non ha dimenticato il tempo.
Io adesso ho più paura,
mi taro a Dio e non so dirgli
se vicino ho la tua mano,
o l’anima che a tratti perde
d’ignoto e acquista di realtà.
Ma tu non ne hai cura,
la tua immagine lo sai,
è lontana più del tempo,
dimmi se sei un punto
di lontananza, al di là del vero,
dimmi se sei quello,
che io cerco e non ancora trovo.
Dimmi se non hai quella coperta
nei tuoi discorsi io la sento dentro,
perché immagino un punto di fuga
perché io vorrei la poesia,
ma non la trovo o non è mia.
Pubblicata inedita su scrivere.info

(2photo.ru)
un sogno di
Basileia soffiato nel vento alle febbraio 12, 2009 10:11
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permalink Metastasi d'autonomia mercoledì, febbraio 11, 2009
Portami la sera prima di abbozzarti
con la mia leggerezza che analizza il tuo verso
abbonda il garbo d’attacco alla poesia,
che prende forma
per stralciare in uno spunto
di silenzio, le tue sublimi lezioni
di morte,
così una carezza alla tua mano
ha il dono di ogni lode.
Una lezione di morte
che prende forme di maestria
importante, e la mia mistica divina
ti gonfia il cuore di panico.

(foto da 2photo.ru)
Per Altramusa “Dove ci porta il cuore”
Sezione “Parlami d’amore”
Sabatina Napolitano
http://www.altramusa.com/post/dove-ci-porta-cuore
un sogno di
Basileia soffiato nel vento alle febbraio 11, 2009 10:13
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permalink Onda. venerdì, febbraio 06, 2009
Se la felicità fosse solo un mio dominio
se non appartenessimo come tutti
ad un campo di cori,
entro il mio universo poetico
io contemplerei quella dolcezza in potenza
dipanarsi,
infinitamente.
Risolvendoti dai legami della metafisica
con il discernimento col quale sciogli
ogni monotonia,
ti lascerei sguazzare nei miei abbandoni
per affluire alle tue cure.
Se non fosse che mi dilato quasi
per gli atolli di questa laguna,
mi scioglierei piena
nelle tue condensazioni.
“Poesia per l’amore che nasce”
E con questa poesia chiudo la sezione “Elogi del giorno e della notte”.
Sabatina
un sogno di
Basileia soffiato nel vento alle febbraio 06, 2009 14:52
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permalink Effetto placebo sabato, gennaio 24, 2009
La tua anima asperge il suo nome al caos
rigurgitando il mio sentimento si agita,
partorisce per sé una potenza nuova.
E tanto può sembrare ai tuoi occhi un delirio
immanente, tanto può scalfire la tua mente
che non sa parlare.
Da quando hai contemplato in me la musica
ti sei slanciato in un respiro furente
destato dalla molla delle mie forme
e scoperto di panico e acutezza,
mi hai lasciata solo molle
e indifesa.La passione per me ti costringe
a legare lacci con le tue emozioni.
I miei hanno costruito per me
un’incubatrice di panico, dove nessuno
mi aspetta per ancorarmi ad un senso,
anche un solo esausto, che mi lasci un rivolo
per una boccata d’aria.

Immagine dal sito http://www.2photo.ru
un sogno di
Basileia soffiato nel vento alle gennaio 24, 2009 12:12
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permalink giovedì, gennaio 22, 2009
Dal tuo volto cresce un senso segreto
che porta il seme dell’ultima conoscenza,
che conosce e non collassa
il vuoto delle distanze,
non affonda nel grembo scabro,
muore lentamente in un sepolcro mobile.
Annoiata nell’ultimo istante di te,
rinnego il volto instabile,
che non si catapulta nel mio golfo
serrato dal male.
Come quando suoni naufrago nella poesia
galleggi, ribollisci in fondo
agli abissi della realtà
che in ogni passo superano i volti
per trovarti lì
come ti vorrei dentro me,
sparso.
un sogno di
Basileia soffiato nel vento alle gennaio 22, 2009 16:47
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permalink L’angolo del pignolo: voglio una poesia positiva mercoledì, gennaio 21, 2009
L’angolo del pignolo: quanto meno tempo possa sprecare ad assecondare un desiderio inutile.
Conduco la solita impeccabile esistenza da pendolare: col solito biglietto sola andata, tanto in testa hai la solita abitudine di pensare che per il ritorno magari qualcosa può sempre succedere e magari ti scappotti anche i 3 euro per quegli inutili 15 chilometri di merda che separano casa dei tuoi dall’università. Ma dentro ho un quid che ribollisce di quella tremenda ansia irrefrenabile, la speranza fortissima. Vado a letto presto e l’idea di non avere una tabella di marcia che precostituisca un metodico modello di riferimento equilibrato, pratico e per lo più imposto, (leggi liceo) mi fa sentire si sciolta e libera, ma di questa libertà senz’ordine, io ne ho una paura fottuta. Ho quasi vent’anni e mi trovo a camminare da sola per la casa a supporre atteggiamenti possibili per delle mie posizioni da prendere più poi che prima - in poesia una riflessione del genere su sé stessa- è detta della “meta poesia”, nella vita, quella di tutti i giorni, quella solita, “meta vita” o semplicemente filosofia? La filosofia è una scienza, come la poesia, la fisica, la matematica e l’arte: hanno tutte dimensione propria. La metavita è un ancora della lettura. L’università presuppone che tu passa un rigoroso intervallo chiuso di 30 giorni e più per dare mediamente 5 esami di cacca – e a me, a volte, sembra che in quest’intervallo si trovi un tempo indefinibile da dedicare alla famiglia - e volendo imparare ad essere una figlia, qualcuno mi può indicare come cazzo si fa? Che banalità dire che siamo nati senza il biglietto delle istruzioni, l’aveva detto quell’amica in quinta ginnasiale e io già allora pensavo che era una cagata. Però caspiterina, mi trovo a dover essere una figlia e nemmeno per una mia scelta. La regola aurea si, ma vorrei delle immagini che mi conducessero per altre vie della mente, per orientarmi a comportamenti che possa sentire giusti perché miei. Anche nella poesia, sbavo al misticismo della Merini, e mi commuovo alla durezza di Montale, mi perdo nella dolcezza nostalgica e pacata di Rilke, ma in tutto questo io cerco semplicemente la mia chiave che è si dura, ma per lo più, positiva. Io sono tutta di Dio, e se cerco spasmodicamente immagini anche laiche è perché da un lato sono stata educata a far così, e dall’altro perché ho bisogno di impiegare il tempo su questa terra fino a quando sono anch’io come tutti, un semplice pendolare ansioso. Corbezzoli sta metafora del treno che è uscita fuori è di una banalità sconcertante, mi sembra quasi comune, che spavento. Ho un’idea di romanzo, ma non andiamo molto d’accordo, lui non ha ancora un’idea di me.

Sabatina, e un amore per lo studio, non ricambiato.
un sogno di
Basileia soffiato nel vento alle gennaio 21, 2009 10:34
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permalink sabato, gennaio 17, 2009
un sogno di
Basileia soffiato nel vento alle gennaio 17, 2009 12:03
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permalink lunedì, gennaio 12, 2009
Io spero che non te,
ma il tuo sguardo mi conosca:
per la fissità del tuo volto
volo una via intelligibile,
nell’aria
si manifesta
l’attimo che eri
e sembravamo inseparabili
quando da te ritornavo in me.
Coigny
Per la rivista "Simposio dei poeti"
un sogno di
Basileia soffiato nel vento alle gennaio 12, 2009 21:52
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permalink Il sogno venerdì, gennaio 09, 2009
Io ti prendo intimamente
in quella indecisione del bene e del male
un sogno che a tratti chiama
le mie pieghe e cerca di afferrarmi
in specchi che non ti riflettono,
brama di alitare
sul mio collo spoglio.
Qualcosa di mio in te
mi mette in attesa di uno scambio
scegli ciclicamente nomi di altre
e nella ruota qualcuna ti piace,
la vita porta il mio nome distante,
il tempo che ci ha salvati prima,
ci separa adesso
oltraggia un nobile terzo:
il silenzio –non fa il primo passo-.
Coigny
un sogno di
Basileia soffiato nel vento alle gennaio 09, 2009 22:44
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permalink Il filo martedì, gennaio 06, 2009
Si è scandito il tempo,
dietro una nuvola fumosa
di un tuo respiro,
la guerra.
Mi dici che disegnerai Gesù
con l’alone lasciato
da nostro figlio:
sul vetro selciato
ora cade
la pioggia-

Coigny
un sogno di
Basileia soffiato nel vento alle gennaio 06, 2009 23:28
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permalink Orizzonte lunedì, gennaio 05, 2009
Ti ho incontrato in una valle limpida
distesa per i cigli della notte
tenebrosa e sparsa
arsa dalla morte
tempestoso e fragile, come lei
amico avaro di una meravigliosa
sorpresa,
nascoso in un giaciglio
d’erba incolta,
e pensieri canditi, come lei
naufrago di congeniti addii.

Coigny
[Per Antologica]
un sogno di
Basileia soffiato nel vento alle gennaio 05, 2009 22:36
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permalink L’unica prosa a cuore vero. martedì, dicembre 30, 2008
Una piantina serbo con garbo: dolce di miele ogni sua foglia: all’angolo come la grande ispirazione, cheta sembra sconfitta, sembra ferma ma nella mente vola vicina alle cose che si amano di più e si preferiscono: i pensieri profondi e leggeri: gli amori veri. Celata e spoglia trascurata adorna l’unica prosa che per me è reale, lo confesso, e sta attento, che non sembri materiale.
L’unica prosa da portare all’unico Sole, alle Sue Mani, lode vera alla dimensione irreale col sapore di pesco, sangue del mio sangue è Tua. Non ci separi mai, che il fico ci osservi di soppiatto sempre insieme, che mi ricordi di lenire sempre ogni suo ostacolo, di proteggerlo dai suoi fallimenti, di pregare per la sua grazia, che possa godere di un suo paradiso in terra e nei cieli, che possa reggere la luce divina negli occhi sommersi di terra. Che le scelte gli sembrino chiare, senza ombre né sfiatamenti, nè curvata la strada, il temperamento disponibile e pronto, equilibrato e disponibile, dinamico e gioviale.
Che quest’anno sia per te scoperte e curiosità, pensieri nuovi, timidi, brillanti, giusti, che possa incontrare Gioia e salutarla per me andando a passi scalzi e leggeri, tiepidi e a volte austeri e fieri, possa incamminarti solo per i sentieri di Vita nei suoi pascoli erbosi e nelle desolazioni delle guerre e dell’odio, e fatti amico Tenacia, non arrenderti, bussa da Speranza, anche se non ti apre mai, stai certo non ti apre mai, ma intanto che bussi mentre aspetti, sta a vedere che passa sempre a trovarti Idea. Che tu abbia l’Intelletto e la Sagacia di aggirare gli ostacoli e i pericoli. Che sappia intuire la via dei vicoli ciechi che tu scopra presto Musica: ti farà compagnia e non ti tradirà mai. E le passioni, ti salveranno da un pomeriggio triste.
Un fico garbato
osserva celato
Desiderio leggero trasparire
Gioia covando
intrecci indissolubili:
legami di pesco.
A mio fratello Antonio.
un sogno di
Basileia soffiato nel vento alle dicembre 30, 2008 17:00
commenti (21) -
permalink Per chi soffre di poesia: Perché l’ispirazione è una cazzata intelligibile. Secondo stadio. domenica, dicembre 28, 2008
Ciao, promettimi che non farai domande. Ho chiesto all’immaginazione come tu impegnassi il tempo quando qualche volta capiti che non pensi a lei: la consultazione mi ha suggerito di spiarti mentre te ne vai passeggiando per le vie blande, pingui e tenui del fiume che ti passa accanto e ti vedo leggi-e-pensi e tiri sassi cercando di superare il terzo rimbalzo. Tra la fame di questi giorni non c’è autore che abbia scritto di me, né pagina che porti il mio numero di matricola, né parola che ti riporti a me con la lettura. Né “legame”, né “metafisica”, né “poesia”, né “dimensione dell’anima”, né “preghiera”, né più “musica”. Tu non conosci i regni dell’intelligibile, sei come la carta, la ceramica, le lenzuola che non sfreghi da solo. In quello che dipingi non ci solo fili paranormali che centrino con-me, che-me ne vado girando a largo. Né ti chiedi come mi passa questa nuotata, se sono stanca, se m’appoggio ad una boa, se tu non ci sei chi ha preso il tuo posto. Ma tu sei come la carta diversa dal silenzio, e dal vuoto che sento.

(Immagine di Brigant)
un sogno di
Basileia soffiato nel vento alle dicembre 28, 2008 00:30
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permalink Incontro divino lunedì, dicembre 22, 2008
Inesplorate infinità di paesaggi distesi
come pallidi sogni nelle guance materne
abbandonate tra suoli paurosi e persi
scarpe vecchie di logorio e morte,
in uno sguardo collego a Te:
suoni un’Aria Immensa al pianoforte,
affondo nel plasma dell’Essenza.
Poesia lasciata su un’irta scogliera
orli di metafore e qualche riflesso lunare
nel mio Caso giorni fragili d’alloro,
morta. Il desiderio dipani
le vele se non si trasformano in ombre,
tutte le gioie toppate:
l’anima un deserto desolato.
Il tuo Immenso glaciale un’alcova
d’oro, le membra fonti di potenza viva
alberi di affetto perfetto: i tuoi occhi.
Non si arrenderanno le metro a Shanghai,
abbondano le selve vergini, e avanzerà il Sahel,
così il Vesuvio s’inneverà la cresta
la tela bianca guarda compassionevole.
(Foto di Brigant)
(Auguro a tutti voi un Buon Natale! Vi abbraccio calorosamente)
Vostra, Gap.
un sogno di
Basileia soffiato nel vento alle dicembre 22, 2008 15:27
commenti (26) -
permalink lunedì, dicembre 08, 2008
Le distrazioni deviano sere d’inverno dall’asse d’apollo
sbandierate e standardizzate portano in borse un manipolo
di svilite speranze stellate: miracoli mancati
incantamenti spenti che non riposano: negli intrighi
all’ombra del casco solare incontro note galleggianti
in giochi d’acqua, luci di besciamella e metamorfosi col profumo
del tuo viso. Arlecchino di toppe nostalgiche strappate
da altre mani riduci a brandelli l’anima come se sparissi.
un sogno di
Basileia soffiato nel vento alle dicembre 08, 2008 12:48
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permalink mercoledì, dicembre 03, 2008
Portati un girasole alla messa invernale,
equilibri statici senza ricambio d’energia, il giorno
morente in sonata: ricordi di amicizie dispensano
pensieri senza specchio: una sorpresa schiocca
baci di alghe e d’allori. La lontana aura illumina
il petto, all’ angolo gattine morte rigate all’aria
miagolano un paesaggio lunare col passato da Parche:
dimenticano respiri strisciati sul recinto crudele. Parole
di persone spente sfaldano grida d’inverno, si sfasciano
in ghettumi di rospi mille ghiribizzi di fragili desii.
Petali di crisantemi estinti sulla corrugata specie,
anello mancato gettato tra i rifiuti del capezzale,
ginepro di pensieri nefasti portanti una preghiera
marinaia con un pensiero se mai fossi rinato,
incontentabilità.
"per un battito d'ali"
un sogno di
Basileia soffiato nel vento alle dicembre 03, 2008 23:03
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permalink Per chi soffre di poesia: perché l’ispirazione è infame. Primo stadio. lunedì, dicembre 01, 2008
Quando c’è un’ispirazione mi dura tutto un giorno, poi svanisce e se la porta la notte infame. È come comporre e mettere scatole di sale e una ad una delle note, è che tu devi scrivere e basta. Quando c’è un’ispirazione è come uno stadio di amnesia, devi solo posarti lì al tavolo e scrivere. Alcuni la chiamano eudamonia, altri pura e semplice, una felicità. Che quando c’è l’ispirazione devi raccoglierla e basta e ti senti malato, o divinizzato. La mano passa da sola sul foglio. Anche l’inutile entra in un tassello, tutto il caldo il freddo il bello, tu ci stai d’incanto, ci stai dentro fino al collo. Al recinto di un bidello o di un bordello. E per il pittore prendere una tavolozza mischiare colori con riflessi scuri, amori dai richiami chiari. Non guardarmi quando c’è l’ispirazione entro in uno stadio d’ansia da creazione per delle ore, a volte succede ad uno stato di manchevolezza, una fragile frustrazione. La prima ispirazione resta in sotterfugio, poco reale sta lì mi guarda così. Mi sembra Guttuso che si prona al mio nudo sul letto. Che mi vergogno perché non so di quale stupida timidezza vivo, mi sento nuda e fragile. La prima ispirazione è un amore di superficie, è un flusso-riflusso, un getto d’intenso che posa e spassa e frulla d’ingegno. È come una cosa che sta lì per piacerti e basta, è la donna di una notte. L’uomo di un bacio e basta. La prima ispirazione è quella che vivi spento e lento, è un climax lieve, un gioco di speme, che ti muori tra le sue braccia e la guardi e le mordi le labbra finalmente dopo tanto aspettare, che non ce la fai ti piace e basta, stai lì e pensi che sei fritto e non sai manco perché parli di lei al femminile. No. L’ispirazione è uomo. Perché mi prende tutta, io non so più chi sono io, che se convivi mi dici “aspetta” quella matta sta in quel mondo dove incontra i drogati. E tu dici la droga, peggio: la malvasia e l’ambrosia. Che dire “Sali con me” ma poi penso che sia inutile, non lo fare, resta dove vuoi. “Fatti i fatti tuoi!” “Vai, vai sulla barca di Caronte”, infame come lei. “Vai!” La prima ispirazione è uno stato del tutto dimenticato come te, ingaggiato nell’amalgamare generale, praticamente Niente. Uno scalino può esserlo, ma forse no, voglio solo dirti che quando sto così, io sono malata.
Primo monologo pensato per donna da fenomeno da baraccone (leggi bizzarra).
(Immagine dal web)